Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Buonasera a tutti, benvenute al forum organizzato dal Consiglio nazionale.
Passo la parola alla segretaria del Consiglio nazionale per i saluti secondo protocollo.
Grazie.
Buonasera.
In occasione del forum organizzato dal Consiglio nazionale Italia, mi pregio a forgere i saluti
a tutti.
Alla Presidente del Consiglio nazionale Italia, Amelia Vella Sales, alla Vice Presidente del
Consiglio nazionale, Anna Cartignano Bardoni, all'Immediate Past Presidente del Consiglio
nazionale, Giuliana Bausano, alla Rappresentante nazionale, Daniela Soderi Vitali, al Tesoriere
nazionale, Patrizia Gentile Bergese Bogliolo, alla Deputy Rappresentante nazionale,
Rosalba Tufano.
Hanno assicurato la presenza da remoto, e le salutiamo calorosamente, altri membri del
Consiglio nazionale, la governatrice del distretto 204, Letizia Prezzotti, la governatrice del
distretto 208, Rietta Ciula Lattanzi, la governatrice del distretto 209, Raffaella Dami Nerone,
la governatrice del distretto 210, Trofimena Forza.
La governatrice del distretto 211, Maria Mancuso Guarneri, l'Editor nazionale, Teta Franzoni
Ceravolo, e la responsabile Internet nazionale, Gabriella Mornati. Mi pregio inoltre porgere
saluti alle presenti, la Vice Governatrice del distretto 206, Anna Maria Kenetto Fornara,
alla Segretaria del Consiglio nazionale, Maria Mancuso Guarneri, la governatrice del distretto 208,
la Secretaria del distretto 206, Emanuela Meli, alla Past Presidente internazionale,
Ebe Martinez Panitteri, alla Past Presidente nazionale, Lina De Gioia Carabellese Cornio,
alla Past Presidente nazionale, Anna Maria Falconio di Trapani, e alle altre Past Presidenti
nazionali, Rosa Maria Lotorto Rossomando e Angela Graziani.
Hanno assicurato la presenza da remoto, e salutiamo anche loro con grande calore, la Past Presidente nazionale, Maria Andrea Pietrofeso, e le Past Presidenti nazionali, Angela Zarendesi, Ettorina Ottaviani Grignani, Angela Farina, Alessandra Colcelli Gasperini, Lella Bottigelli Ceriani, Margherita Fenudi Accardo,
Natascia Passarini Papagni, Luisa Vinci Guerra, e Giulia Chiappa Oggioni.
Un saluto va alle Past Governatrici del distretto 206 qui presenti in sala, Isabella Lombardo Marani, Cristina Groppali Scandelli, ancora alle Past Governatrici del distretto 209, Franca Romagnoli e Isabella Mori.
Siamo pronti alla domanda.
Alla Presidente dell'Inner Wheel Club di Padova, Angela Rotunno Bison.
Alla Presidente dell'Inner Wheel Club di Abano Terme, Monte Grotto Terme, Margherita Sartori Borotto.
Alla Presidente dell'Inner Wheel Club di Verona, Paola Riva Raffaelli.
Alla Vice Presidente dell'Inner Wheel Club di Abano Terme, Monte Grotto Terme, Rosalba
Notar Stefano Peruzzi, alla immediate past-presidente dell'Inner Wheel Club di Napoli, Castel
del Logo, Maria Gabriella Mansi, alla delegata dell'Inner Wheel Club di Abano Terme, Montegrotto
Terme, Maria Viscidi, spero di averlo pronunciato bene, Maggiolo, e alla detta stampa dell'Inner
Wheel Club di Padova, Sibilla Decetto, Maria Pia Dallanora. Saluto gli amici rotariani,
il presidente del Rotary Club di Padova, Mauro Strada, che ci sta raggiungendo, e il past-presidente
del Rotary Club di Padova, Carlo Crivellaro. Un saluto alla consigliera provinciale Eleonora
Mosco, ma mi pare che debba ancora raggiungerci.
E alle gentili ospiti e relatrici, l'avvocata Maria Virgilio, la professoressa Angela Maria
Toffanin, la dottoressa Linda Laura Sabadini, la dottoressa Maria Ludovica Genna, peraltro
socia dell'Inner Wheel Club di Napoli, Castel del Logo, e membro del comitato all'espansione
del distretto 210. Alla giornalista e moderatrice del convegno, Barbara Codogno.
Abbiamo qui in sala un'altra autorità che abbiamo il piacere di salutare, la professoressa
Franca Billi, già professoressa ordinaria di sociologia dalla 2000 e Senior Research
all'Università di Padova. Un ultimo saluto alla presidente della Soroptimist International
Club di Rovigo, Tecla Pati, ai presenti tutti in sala e a tutte le amiche che ci sono in
casa, amiche e amici online che ci stanno seguendo numerosissime su Zoom. Grazie.
Ringrazio la segretaria nazionale Elena Antonacci e adesso una breve introduzione a questo
convegno. Questo convegno è stato organizzato dal Consiglio
dell'Inner Will Italia. L'Inner Will è un'associazione femminile di servizio a carattere internazionale,
nata in Inghilterra, a Manchester nel 1924, negli anni in cui un vivace fermento di emancipazione
accomunava le donne al di qua e al di là dell'oceano e nacque grazie alla determinazione
di Margaret Golding che intuì le loro capacità di incidere nel sociale. Da allora,
l'Inner Will si è diffuso in tutto il mondo e oggi siamo 110.000, a servizio della società,
impegnate a individuare esigenze prioritarie e sviluppare progetti per il bene comune.
Il convegno odierno nasce proprio nell'ambito di due progetti. Uno, proposto dal Consiglio
Nazionale 2025-26 dell'Inner Will Italia, per promuovere nelle scuole, per promuovere
l'educazione al rispetto, al fine di combattere il disagio giovanile e i frequenti fenomeni
di devianza. L'altro progetto è ispirato dalla campagna internazionale Orange the World,
istituita nel 2014 da UN Women, ente delle Nazioni Unite, e sostenuta dal 2024 anche
dall'International Inner Will.
L'iniziativa, denominata Colore il mondo di arancione, esprime l'auspicio di un futuro
luminoso e ottimista e sollecita attività di sensibilizzazione civile per porre fine
alla violenza sulle donne e sulle ragazze. Tutte noi oggi, molte di noi indossano questo
fiore arancione che la nostra social del Consiglio Nazionale ci ha fatto realizzare e alla ringrazio
della nostra responsabile rappresentante nazionale. E questo è un simbolo, un simbolo che tantissime
donne nel mondo hanno adottato proprio per aderire a questo invito. Coloriamo il mondo
di arancione. Sia l'educazione al rispetto che la lotta contro la violenza sulle donne
sono temi di urgente attualità e senz'altro legati da un processo di causa e di rispetto
La mancanza di educazione al rispetto lascia spazio all'idea del possesso. E il possesso
è l'anticamera della violenza. Quella violenza dai contorni sempre più drammatici di cui
sono vittime in tutto il mondo donne e ragazze. Un fenomeno che non è mai improvviso e isolato
ma ha radici profonde nella cultura patriarcale.
Nella povertà emotiva e in una distorta visione delle relazioni umane. La diffusa emergenza
educativa pone quindi l'attenzione sulla responsabilità sociale della formazione affettiva delle nuove
generazioni. Da iniziare fin dall'infanzia. Una responsabilità quindi che riguarda tutti,
famiglie e istituzioni.
E particolarmente la scuola. Sappiamo che non esiste un'unica soluzione a problemi così
complessi per cui mettiamo insieme tutte le competenze e tutte le nostre forze. L'incontro
di oggi si propone di offrire una riflessione ampia e plurale sul rispetto come valore etico
che informa la quotidianità di vita e sulla cultura. Entrambi strumenti di sviluppo sociale
per generare uguaglianza e libertà. Io ringrazio le relatrici per la partecipazione a questo
forum. Ringrazio la nostra consigliera provinciale che ci ha concesso questo spazio e a questo
punto do la parola per un breve saluto al club che ci ha accolto. Il club di Padova che
è anche il mio club. La parola alla presidente Angela Rotunno. Grazie.
Buongiorno a nome dell'Innerville. Buongiorno a nome dell'Innerville club di Padova. Saluto
e do il benvenuto alla presidente nazionale Amelia Bella e a tutte le autorità di Padova.
Grazie a tutti i presenti in sala e collegate online, alle soci e anche a tutti i presenti.
Il club di Padova ha collaborato con il Consiglio nazionale per organizzare questo importante
evento e siamo onorate di accoglierli in questa bella città e in questa prestigiosa
sala della provincia per la quale la disponibilità. Devo ringraziare la consigliera Eleonora Mosco
e poi anche il Consiglio nazionale. Grazie.
Il presidente della provincia Giordani che ci ha dato questa possibilità. Eleonora Mosco
ci raggiungerà più tardi perché è impegnata per impegni istituzionali. Allora, siamo
qui per parlare di un valore fondamentale, il rispetto base di ogni relazione umana e
civile. Mi auguro che questo incontro sia un momento di riflessione, impegno e condiviso.
Per costruire una società in cui il rispetto non sia l'eccezione ma la regola e in cui
ogni donna possa essere libera e riconosciuta nella sua piena umanità. Ringrazio tutte
quante e benvenuti a Padova, chi non lo è. Vi faccio godere di questo bellissimo spettacolo
che è questa sala. Sono onorata.
Scusate l'emozione, ma non è semplice parlare con tante autorità. Adesso passo la parola
alla Presidente Amelia.
Allora, io passo la parola alla coordinatrice di questo convegno, Barbara Codogno, giornalista,
scrittrice e curatrice di un'azienda.
La sua attività unisce giornalismo culturale, curatele e produzione letteraria con attenzione
ai nodi etici e sociali della violenza nella società contemporanea e della dignità femminile.
Ringrazio Barbara per chi ci ha aiutato moltissimo nell'organizzazione di questo convegno e nel
suo coordinamento. Grazie Barbara, a te la parola.
Buon pomeriggio a tutte e a tutti.
Si diceva prima con le relatività.
Le attrici, mentre si accoglievano appunto le persone qui in sala, si diceva arriva novembre
e tristemente si continuano a parlare di questo argomento, ovvero della violenza contro le
donne, la violenza di genere. Guardando velocemente le statistiche, i dati, ma abbiamo giustamente
una grande esperta qui al mio fianco, lo farà lei meglio di me dopo, ma così leggendo velocemente
avevo visto questo.
Nel 2024, nel 2024, nel 2024, nel 2024, nel 2024, nel 2024, nel 2024, nel 2024, nel 2024, nel
2024, 111 vittime donne, di cui 96 uccise in ambito familiare e affettivo. Nel 2025 le uccisioni
sono 78, di cui anche tre suicidi indotti, due suicidi nel mondo non binario e sei casi in fase
di accertamento. La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni,
guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
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La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
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La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
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La cosa che è più sconvolgente è che noi accendiamo le nostre televisioni, guardiamo il telegiornale e ormai la morte.
D'altra parte, quando dicevo, vediamo un momentino, spesso denunciare non è facile, perché denunciare sicuramente è il momento in cui il rischio si alza, la donna che decide di separarsi, che pone un momento di rottura, ma anche la donna che decide di denunciare, in quel momento deve essere protetta, perché in quel momento il rischio lo sta alzando.
E allora è bene valutare se ci siano le condizioni, quindi va valutato, va pianificato, lì il ruolo dei centri antiviolenza, tutto il lavoro che bisogna fare anche su un aspetto psicologico, quindi creare le condizioni perché quella misura possa essere quella di iniziare un procedimento penale,
ma qual è purtroppo la difficoltà del diritto penale? Che il diritto penale criminalizza un certo soggetto, allora noi vogliamo risolvere, ci diciamo, educare al rispetto, generare uguaglianza e libertà, però quando poi guardiamo alla scelta di denunciare, noi denunciamo un soggetto, denunciamo un singolo e quindi quello che è un problema che noi diciamo strutturale,
lo trasformiamo in un problema.
Il problema invece, come dire, è una donna che denuncia un uomo e quell'uomo non è un uomo estraneo, quell'uomo è un uomo con cui appunto c'è stata una relazione, una relazione tradita, come dicevano alcuni sociologi, è una fiducia che viene tradita,
quindi innestare un procedimento penale, una criminalizzazione.
Per certi aspetti, come dire, è un po' il contrario di un provvedimento invece di tipo strutturale, perché individualizza, quindi bisogna di volta in volta creare le condizioni anche per denunciare e questa è la difficoltà, che anche denunciare è una scelta che va accompagnata, tant'è vero che purtroppo qual è il risultato?
Che ci sono donne che restano?
Che restano silenziose e che se la tengono e che vanno avanti, però d'altra parte anche queste donne vanno aiutate, vanno aiutate in forma di prevenzione, vanno aiutate su un piano che è un piano più generale, quindi sicuramente bisogna nel momento in cui si decide di denunciare bisogna che ci sia una buona avvocata, un buon avvocato,
che ci sia un contesto diciamo di aiuto.
Questa persona perché sicuramente è un momento di rottura ed è un momento come dire che acquista il conflitto e acquista la crisi, quindi è un momento delicato, quindi per questo che noi dobbiamo sempre, tutte le volte che pensiamo allo strumento penale, dobbiamo sempre pensarlo con tutti i suoi limiti,
perché appunto non voglio dire che non si debba perseguire, che non debba essere una scelta, però spesso questa qual è?
Diciamo come dire, poi chiudo perché vedo che sono al limite, qual è il rovescio un po' di questo?
Che spesso appunto diceva ma la donna deve avere il coraggio di denunciare, spesso purtroppo quando che so per esempio la donna si rivolge ai servizi sociali, si rivolge alla polizia in un momento diciamo più di dialogo eccetera,
che spesso le viene chiesto.
A me ma se te non denunci io non posso fare niente, questo è purtroppo come dire la contraddizione in cui andiamo a muoverci, che spesso la denuncia è in un qualche modo, un qualche cosa che ti viene chiesto perché altrimenti non si può intervenire, questo va spezzato, non deve essere così, è su questo che la prevenzione deve intervenire e su questo che deve intervenire appunto la protezione e la prevenzione,
cioè il discorso deve essere più largo.
Deve restare un limite e qui chiudo perché poi attenti quando parliamo di femminicidio perché io dicevo la donna deve valutare se procedere con una denuncia, con una queria, cioè se aprire un tipo di conflitto anche istituzionale penale,
c'è una donna che non lo può attrappare mai, è della donna che è stata uccisa, attenti, il femminicidio ha questa particolarità tragica che la donna viene privata di voce e per la donna uccisa parlano gli altri,
quindi questa donna privata di voce è al massimo grado stritolata.
Io dico queste parole nuove che sono state introdotte, controllo, dominio, in realtà cosa andranno a fare?
Andranno a rivoltare la vita di questa donna per vedere se è stata controllata, se è stata dominata, però la donna non c'è, questa è la tragedia dell'atto estremo della violenza,
perché lì non c'è dialettica e la dialettica è solo con altri, che comunque sono altri,
interpretarla, abbiamo il caso Cecchettini, Elena no, si è detto qual è la storia di Elena, ma Elena non è Giulia, Elena non è Giulia,
ricordiamocelo quando affrontiamo anche questa tematica che sembrerebbe essere quella appunto, che è quella estrema e che a questo punto è quella che oggi abbiamo in discussione.
Grazie.
Grazie avvocato, poi magari torneremo da lei per qualche precisazione o qualche approfondimento, adesso invece diamo la parola ad Angela Maria Toffanin che è ricercatrice del CNRIPS e dell'Università di Padova,
la sua relazione è tra protezione e controllo modelli socioculturali di genere e percorsi di fuoriuscita dalla violenza, quindi ascoltiamo appunto dalla voce della professoressa,
questa relazione che pone l'accento su come la disuguaglianza di genere sia strutturata e pervasiva. Prego dottoressa.
Grazie, grazie anche a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
scatena un po' di panico morale, le nostre ragazze non sono più in grado di riconoscere
la differenza tra controllo e protezione, tra gelosia e protezione, a parte che anche
noi più grandi abbiamo qualche difficoltà, però pensiamo a cosa facciamo con il cellulare,
diamo il cellulare al nostro figlio, al nostro nipotino e gli diciamo però dammelo qua che
ti controllo, però mandami un messaggio appena arrivi a scuola, perché così so dove sei
e con chi sei, in qualche modo li abbiamo socializzati al fatto che il controllo è
una cosa carina, è una cosa che va bene, io ti controllo perché mi prendo cura di te,
perché te non sei abbastanza, non sai definire se sei al sicuro oppure no, hai bisogno di
me che ti guardo e questo inizia a farci sentire un pochino più scomode, perché una volta
che noi normalizziamo il controllo nelle relazioni con le persone più giovani a cui vogliamo
bene.
Poi però pretendiamo che loro siano perfettamente consapevoli e centrate, le ragazze in realtà
giovani sono forse più consapevoli e centrate di come ero io alla mia età e forse anche
di come sono io adesso.
E quindi questo è proprio per dire che, e qua cito Laura Balbo, l'apprendimento è un
processo di risoluzione, è un processo di risoluzione, è un processo di risoluzione
è un processo continuo, lei ha scritto un bellissimo libro 15 anni fa che è Imparare
e sbagliare e vivere, in cui ci ricorda come imparare sia un processo continuo, soggettivo
ma anche condiviso, quindi vi ringrazio per questa occasione di essere qua, perché secondo
me da occasioni come queste riusciamo a andare un pochino avanti tutte quante, ma ritornando
alle mie tre parole, riconoscimento.
Riconoscere, conoscere e contrastare, io penso che dovrebbero imparare a conoscere e quindi
a riconoscere e contrastare non tanto le donne che si trovano in una situazione di violenza,
ma tutte noi.
Adesso si avvicina il 25 novembre, io mi aspetto diverse campagne che invitano le donne ad
alzare la voce, a dire cosa gli capita, a denunciare, ma io vorrei che invece queste
campagne ci dicessero cosa noi come società, come servizi pubblici, come società, come
pubblici, come mondo della giustizia, come scuola, imparassimo a fare sentire le donne
noi stesse quando abbiamo bisogno di rivolgerci a qualcuno per un aiuto nell'uscire da un
percorso, da una situazione di violenza, per farci sentire sicure, accolte e perché quando
alziamo la voce, la nostra voce sia ascoltata.
Di sicuro abbiamo fatto un sacco di formazione con le forze dell'ordine, ci sono un sacco
di squadre, di squadre di squadre, di squadre di squadre, di squadre di squadre, di squadre
in giro per l'Italia, le squadre di emergenza con personale molto preparato, ce l'hanno
raccontato le donne migranti che abbiamo intervistato, le donne migranti che ci hanno intervistato
ci hanno anche detto che prima di essere in altissimo rischio si erano rivolte più e
più volte al posto di polizia, dove il portinaio, l'usciere, non so neanche come si chiami,
la persona che forse doveva capire se loro volevano denunciare o no, le aveva rimandate
a casa, e questo accade nelle forze dell'ordine.
Accade tra le assistenti sociali, accade nei contesti scolastici, accade in tutti i
settori e i soggetti, gli attori delle reti territoriali antiviolenza.
Abbiamo delle persone molto competenti, molto specializzate, gli avvocati e i tribunali
non li nominano nemmeno perché sono l'elemento un pochino debole di tutte queste narrazioni.
E quindi per concludere...
Io mi auro che questa educazione al rispetto non sia dedicata solo a una riflessione in
cosa noi possiamo fare per le persone giovani e per le scuole, ma appunto seguendo Laura
Balbo sia una cosa che continua per tutta la vita, perché se no ci diamo per perse
nelle nostre relazioni presenti e future, e per tutti i professionisti e le professioniste
che ogni giorno accompagnano i percorsi delle donne in fuoriuscita alla violenza.
La ringrazio tantissimo Angela Toffanin, anche perché ha toccato giustamente quello
che credo sia un obiettivo condiviso, cioè non semplicemente la ritualità e la celebrazione
vuota di una giornata che ormai per quel che vediamo è importante ma sta paradossalmente
anche perdendo senso e piuttosto invece una giornata che è una giornata che è una giornata
che è una giornata che è una giornata che è una giornata che è una giornata che è una
risoluzione che sia profonda, radicata proprio perché parta anche da un pensiero, da un
linguaggio, da un linguaggio condiviso che la superi, che vada oltre. Parliamo adesso
invece con Linda Laura Sabbadini, Linda Laura Sabbadini che è riuscita ad essere qui oggi
anche perché domani poi sarà a presentare sempre qui a Padova il suo ultimo libro, figura
di riferimento nel panorama culturale e il paese che conta, domani infatti sarà a Pedrocchi
con questo libro edito da Marsilio. Lei è stata, è una statistica e pioniera degli studi
di genere, già direttrice Istat e in questo libro che presenta domani snocciola dei dati
che sono realmente impressionanti, ovvero più di 6 mila, scusate, più di 6 milioni
di italiane hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita, 6
milioni. Oggi con il suo intervento, Sabbadini parlerà l'indipendenza economica negata alle
donne, tocca quindi un tema importantissimo che tra l'altro unisce anche quello che diceva
prima l'Avvocata Virgilio, quello che è un tema fondamentale che è appunto il gender
e quindi questa differenza a parità di bravura, a parità di studi, c'è sempre un discrimine,
cioè un riconoscimento anche non solo professionale ma anche salariale, la donna è sempre uno
scalino sotto. E per non parlare poi del lavoro sommerso e del lavoro di cura, come vi dicevo
prima, in questo documentario si diceva, ah no, è il lavoro fatto in casa e siccome
E' fatto in casa, non è lavoro, quindi mettiamoci al riparo anche da questo riconoscimento. E poi naturalmente parliamo allora dell'importanza dell'autonomia economica, che è una condizione che sembrerebbe proprio imprescindibile per uscire da un contesto di violenza.
Bene, la parola a lei, grazie.
Allora intanto grazie per quest'invito a tutto Innerwill.
Effettivamente quando facciamo i conti con i numeri abbiamo la possibilità di prendere coscienza maggiormente, di essere più consapevoli di quello che sta succedendo e delle dinamiche che sono in atto.
Perché i numeri sono proprio un modo per essere più tutti più consapevoli.
Quando per la prima volta abbiamo cercato di misurare proprio il fenomeno della violenza sulle donne all'interno dell'Istat, questo era un tabù.
Perché io lo racconto proprio in questo libro, Il Paese che conta.
Era un tabù perché si pensava, o perlomeno vari professori universitari che facevano parte di questa commissione, che doveva valutare se era giusto misurare certi fenomeni, dicevano non è possibile misurarlo perché le donne non risponderanno mai.
Quindi le resistenze erano effettivamente molto forti.
Queste resistenze riuscimmo a romperle come? Dicendo testiamolo, verifichiamo se effettivamente è così.
E quindi il primo modo per dare una scossa anche all'interno di un istituto che poi è quello che produce i dati più importanti del Paese,
è stato proprio questo.
Testiamolo.
E il test andò nel senso che tutte le donne rispondevano, non c'erano rifiuti, poi ovviamente c'erano dei problemi, ma addirittura questo fu il primo tentativo fatto nel 96 e questo primo tentativo portò al fatto, noi l'avevamo messa per ultime queste domande,
portò invece al fatto che c'erano altri.
C'erano altri quesiti che abbiamo dovuto mettere per ultimi e erano i quesiti in cui chiedevamo se avevano un cane da guardia, se avevano la cassaforte, perché la gente aveva paura che fossero dei ladri che telefonavano per avere informazioni.
Quindi le donne non avevano nessun problema a rispondere e quindi addirittura noi mettemmo questi quesiti per ultimi, questo per narrare, no?
Gli episodi poi nelle battaglie che si fanno, perché poi questa fu una vera e propria battaglia, poi qui c'è Franca Bimbi che lo sa benissimo perché ha seguito tutto e ci ha fortemente supportati nelle nostre battaglie.
Dopodiché a un certo punto decidemmo che bisognava fare il salto di qualità, fare un'indagine che fosse tutta concentrata sulla questione.
La questione violenza sulle donne è proprio quella di cui parlava Barbara Codogno, da cui vennero fuori questi dati. Perché? Perché era necessario concentrarsi solo su quello, non si poteva misurare la violenza mischiandola con gli scippi, il borseggio, i furti di abitazione, era una cosa troppo delicata e soprattutto molto complessa da misurare.
Perché? Perché una parte enorme era sommersa e dovevamo fare in modo di far emergere questa parte sommersa. E come fare? Cinque anni per trovare la metodologia, dopo test, incontri, pre-test, cioè indagini pilota, sperimentazioni continue.
Il primo risultato era stato che non potevamo fare la battaglia.
Non potevo usare il termine violenza nelle domande. Perché? Perché soprattutto per le violenze subite dal partner, le donne non riconoscevano la violenza, cioè erano restie a dire che era stata una violenza, perché comunque quello era l'amore della loro vita, magari, e quindi speravano che fosse un nervosismo,
che fosse non poterlo.
Quindi non poteva usare quella parola e quindi quella parola fu abolita.
Secondo passo, diciamolo in modo dettagliato oggettivamente, cioè raccontiamo il fatto, ti ha preso a schiaffi, ti ha preso a calci, ti ha tirato i capelli, cioè il fatto oggettivo senza nessuna valutazione.
E là cominciavano nel test a emergere...
Ma non bastava perché quello che emergeva poco era quello che poi invece si vedeva dai femminicidi e si vedeva pure dai centri antiviolenza, cioè la violenza da partner, da ex, soprattutto dal partner attuale, diciamo così, non veniva fuori.
Anche dicendo...
Perché? Perché noi gli chiedevamo se hai subito un certo, hai avuto certi atti che hai subito, senza dire che poteva essere stato il marito o il fidanzato.
La svolta è stata quella di chiedere ma tuo marito oppure il tuo fidanzato ti ha mai preso a calci, ti ha mai preso...
A sberle perché a altre donne succede e quello, il fatto di legittimare che un marito o un partner poteva fare un'azione del genere è quello che ha sbloccato la situazione e questa poi alla fine è la metodologia che si continua a utilizzare per misurarlo ma che è stato molto complesso arrivare a un'azione del genere.
E questo ovviamente è dovuto al fatto che più i fenomeni sono complessi più c'è bisogno di studiare le tecniche per arrivare a definirli e a verificarne i risultati.
Che cosa succede però? Che una delle cose che si evidenziava è che questa fascia di sommerso era particolarmente...
Alta e siamo intorno al 90% del totale delle violenze subite e non è che se la violenza era più grave il sommerso diminuiva, no, anche se era grave soprattutto se era da parte di un familiare e soprattutto se era da parte di un partner.
Quindi il problema fondamentale...
Il problema fondamentale è che nel momento in cui poi si chiedeva ma perché non denunci, perché non fai a questo 90% quello che emergeva sono tutti gli elementi che sono stati detti da Mille prima e da Toffanin, no?
Cioè a fronte di una situazione così grave che una donna viveva...
Un processo di uscita dalla violenza come può iniziare?
Già c'è un problema nel prendere il coraggio di dirlo a qualcuno perché questo poi è l'altro elemento.
Non solo non si denuncia ma si fa fatica anche a parlarne con un'amica, anche a parlarne con qualsiasi altra.
Quindi già c'è questo problema.
Aggiungiamoci che ovviamente nel caso di violenza domestica c'è un problema che è gravissimo, che è quello dell'autonomia, dell'indipendenza economica, che accresce questa difficoltà.
Perché se già per una donna che non è autonoma economicamente...
...obviamente bisogna mettere...
...è in atto un processo di accompagnamento nell'uscita, nel percorso di uscita dalla violenza e quindi nella conquista della propria libertà, della libertà femminile, figuriamoci per una donna che non ha reddito, che non è economica e che non è indipendente economicamente.
E' chiaro che per quella donna gli ostacoli sono...
...enormemente più grandi.
Figuriamoci poi in presenza di figli, cioè dovrebbe avviare quel percorso senza avere un lavoro, senza avere un reddito in più, con la paura di come fare a mantenere i propri figli.
Figli che a loro volta dall'indagine veniva fuori con molta forza quello che viene fuori da tutti gli studi di criminologia su questo fronte.
...e cioè che se sono maschi e hanno assistito alla violenza della propria madre da parte del padre avranno una probabilità molto più alta di altri bambini da adulti di diventare autori.
...se sono femmine avranno una probabilità molto più alta di diventare a loro volta vittime.
...e questo è un dato molto...
...volto forte.
Cosa successe quando i dati furono pubblicati?
Fu uno shock.
Fu uno shock collettivo.
Cioè teniamo conto che noi adesso, giustamente tu dicevi, Barbara, apriamo la televisione e sentiamo parlare continuamente di femminicidi.
Questa è una conquista.
E' una grande conquista.
E' una conquista delle donne che è avvenuta nel tempo.
Ma...
...se noi ci riportiamo un po' indietro nel tempo, non era così.
E' stato frutto delle battaglie delle donne, è stato frutto del ruolo delle donne all'interno dei media.
Insomma, c'è stato e è stato frutto anche di questi numeri che hanno creato più consapevolezza e hanno creato un clima di condanna sociale che prima non era.
Allo stesso livello.
Quindi questo è un elemento molto importante da considerare.
Se il clima è cambiato e c'è stato anche un salto di qualità con il caso Giulia Cecchettin, se ci riflettiamo, perché quello è stato un momento traumatico che un po' tutta la popolazione ha vissuto, l'ha seguito.
Perché poi...
Giulia Cecchettin era una ragazza come tante altre, no?
Cioè, il caso di Giulia poteva essere la figlia di chiunque, no?
Perché era molto immediato, ci si riconoscevano tutti.
E quello che è successo è che in realtà quel caso ha portato a un'ulteriore presa di coscienza.
Tanto più che, per esempio...
Differenza Donna, che teneva il numero 1522, è stata sommersa di telefonate, non solo di ragazze o di giovani, ma di genitori.
Di genitori che chiedevano consiglio su come si dovevano comportare con loro figlie che vivevano situazioni simili.
Quindi si è creata proprio una domanda...
Una domanda maggiore che in passato rispetto al fatto di avere gli strumenti per poter gestire queste situazioni,
sia dal lato delle ragazze, sia dal lato delle famiglie.
E' per questo che, voglio dire, il cambio di livello di coscienza c'è stato,
e questa educazione al rispetto di cui...
di cui si parla, è una domanda ormai collettiva.
E' inutile che questi...
che si cominci a dire, però ci deve stare autorizzazione di quello o di quell'altro.
Tutte le indagini che si stanno facendo, io ne ho fatta una col Salone del Libro di Torino,
e un'altra l'ho fatta con la Coop.
E tra l'altro la Coop ha chiesto a questo campione rappresentativo, sia di genitori che di giovani,
che di ragazzi che cosa pensavano, ma i numeri a me hanno sorpreso tantissimo perché siamo al 90% di adesione, cioè chiedono che sia personale specializzato e che nello stesso tempo venga fatto nelle scuole addirittura come materia obbligatoria, perché se ne sente il bisogno?
Ci si rende conto che bisogna avere degli strumenti per affrontare queste cose e crescere in consapevolezza di come comportarsi, però allora il nodo, c'è un nodo specifico oltre a questo, e cioè questo nodo dell'autonomia economica.
Noi ci dobbiamo rendere conto che nel nostro paese non ci sia…
Non siamo mai dotati di una strategia per garantire l'indipendenza economica delle donne e noi ci ritroviamo che siamo ultimi in Europa con un tasso di occupazione del 53,7%, quando in paesi come la Germania si supera il 70%, siamo intorno al 70%.
Un paese come la Francia sta al 67%, allora qua c'è un problema di sistema grave perché c'è poco lavoro per le donne e c'è poco lavoro di qualità e i passi in avanti forti che ci sono stati anche da parte delle donne
sono stati più forti.
E' frutto della forza delle donne stesse che hanno investito in istruzione, hanno investito in cultura e questo ha fatto sì che potessero anche giocarsi più chance nel mercato del lavoro, che espressione di politiche che hanno messo in condizioni delle donne di lavorare e di lavorare al meglio, di essere valorizzate complessivamente.
Quindi qua c'è un problema di sistema che non riguarda solo la violenza, c'è un problema di sottovalutazione storica nei confronti dei bisogni delle donne che purtroppo è trasversale da un punto di vista delle politiche
e che non risparmia nessuno.
Su questo tutti hanno responsabilità perché nessuno con cognizione di causa si è data una strategia che mettesse al primo posto le donne e che mettesse al primo posto la riduzione di tutti i gap di genere e questa cosa aggrava anche l'aspetto della violenza
perché senza...
...indipendenza, senza autodeterminazione, senza libertà delle donne di potersi liberare appunto dal gioco maschile all'interno della famiglia, non c'è processo di autodeterminazione che possa andare avanti.
Quindi il problema vero che noi abbiamo è che una volta per tutte dobbiamo capire che tutte le questioni...
...sono legate e che per poter fare un salto di qualità c'è bisogno di rimettere in discussione tutto, non basta fare una battaglia su una cosa e su un piccolo obiettivo, qua bisogna fare una battaglia seria perché finalmente nelle politiche questa questione assuma la priorità.
Grazie.
...come il caso di Giulia Cicchettin abbia in qualche modo ancora per l'ennesima volta come se ce ne fosse ancora e ce n'è ancora di bisogno scoperchiato questa pentola di violenza, però è anche vero che da questo caso come se fosse poi una liturgia della violenza come in una lettura eucaristica, noi ci aspettavamo che questo caso sigillasse un po' la chiusura,
mentre il giorno dopo si ricominciava con la stessa identica violenza nei confronti delle donne e quindi quello che dici tu di rimettere tutto in discussione credo sia fondamentale e ti ringrazio. Prego.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.
Grazie.
Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.
Ognuno di noi si guarda almeno 30 volte al giorno.
30…
Ogni volta noi ci guardiamo per vedere se siamo a posto, se quella figura che abbiamo introiettato, che è una figura diversa, ci porta, ah, di fatto, a sviluppare la visione narcisistica.
Ma comunque una visione distinta che viene creata da Emacimidia.
E allora che cosa succede?
Succede che comincia a proliferare quella che è la medicina esterna,
E' tutto quello che è il mercato della medicina estetica e di tutti quelli che sono le procedure che vengono fatte per poter assomigliare a quelli che sono i modelli che ci vengono dati dallo sguardo dell'uomo nella televisione.
E poi andiamo, lentamente ci avviciniamo a quello che è di fatto il concetto dell'informatizzazione.
Prima di passare all'informatizzazione vorrei parlarvi però di un altro tipo di violenza sulla quale vorrei porre il problema e sulla quale si tende a non parlare.
E' la violenza sui posti di lavoro. Noi ne abbiamo sentito parlare perché ci sta il me too, ma in tutti i posti di lavoro purtroppo c'è la recrudescenza, non si fa carriera se non sei carina con il capo.
Molto spesso in alcuni ambienti ci sta.
E le donne danno le dimissioni.
In questa immagine, questa è una pubblicità che è stata fatta recentemente, il corpo della donna viene usato come vassoio.
Chi andava a questa festa poteva utilizzare i bicchieri e metterlo sul corpo di questa donna.
Un'altra cosa, perché parliamo di mercificazione e quindi di parte del corpo della donna,
parliamo di un'altra cosa, perché parliamo di mercificazione e quindi di parte del corpo della donna,
parliamo un attimo di gestazione per altri, che è stata definita recentemente dall'ONU una violenza globale perché colpisce gli uomini e le donne e chi genera la vita per altri.
Da noi è stata impedita, però esiste.
Cosa succede nelle piattaforme?
Nelle piattaforme è stato venduto un tipo di messaggio.
La donna si può autodeterminare.
Può portare il suo corpo all'interno delle piattaforme e può vendere le foto perché è una donna libera.
Guardate, ho letto che adesso le quotazioni dei piedi sono superiori a quelle del sedere su all'infanzia.
Il problema è che si dà molto importanza al fatto che la donna si autodetermina a vendere le foto, ma di fatto chi guadagna molto sono i gestori della piattaforma
e ci sono notevoli rischi della donna perché la donna va incontro a tutti quelli che sono i fenomeni legati alla vendita e ad avere a che fare con persone che poi di fatto hanno una parafilia.
Un breve accenno a mia moglie che è stata scoperta qualche tempo fa, ma prima di questa chat ce n'era un'altra che ha un nome piuttosto curioso, evocativo, di altre cose che non vi pronuncio,
ma dal 2004 in cui ci si scambiava come se ci fosse in un bar e in un'altra tutto quello che erano le fotografie, c'era un vero archivio digitale
nella quale si conservava tutto quello che erano le fotografie rubate all'intimità di una donna e sul quale poi c'erano i leoni da tastiera nel quale che potevano esprimere il loro sessismo
protetti da un anonimato. Il termine leoni da tastiera fu dato per il gioco d'azzardo, il gioco che veniva online e poi è stato replicato per tutto quello che era il sessismo che avviene in rete.
E quindi assistiamo adesso che siamo dalla violenza di genere a perso quello che sono i suoi confini.
Ha perso la sua spazialità ed è diventata ovunque, perché internet ci ha fatto perdere i confini e ci ha fatto acquisire alcune cose.
Ci sono vari perpetuatori, c'è il fatto che può essere in costante mutamento perché ci possono essere collegate a sistemi che vengono utilizzati purtroppo da tutti e non sempre con controllo.
E questo è l'ultimo fenomeno che è stato fatto con l'intelligenza artificiale, è cambiare il corpo delle donne con un corpo diverso e scambiarsi le immagini e tutto quello che è il, diciamo, i commenti.
Di solito la maggioranza di quelli che utilizzano queste cose sono gli uomini.
Tutto questo ha portato a poter...
Affermare che nel corso dei secoli nulla è cambiato perché i fenomeni di violenza sessuale noi l'abbiamo avuto anche in Palestina, in Israele.
Abbiamo avuto il fatto che i corpi delle donne diventavano dei campi di battaglia sul quale avvenivano degli scontri e sui quali avveniva tutto quello che era il peggio dell'occhio maschile.
E vi voglio riportare una cosa perché comunque faccio il medico, mi sono trovata come patologo clinico a dover fare diagnosi di violenza sessuale.
Sapete come si fa come patologo clinico? Al microscopio si vede se ci sono gli spermatozoi o meno.
E lo dovete fare in pochissimo tempo perché ci sono i poliziotti o i carabinieri che aspettano una risposta.
Che cos'è l'epigenetica della violenza sulle donne?
Praticamente tutto quello che viene fatto alla donna...
...sul nostro DNA è fuori della genetica, però viene introiettato nel nostro patrimonio genetico e ci fa sviluppare quella che è una sindrome post-traumatica da stress.
Io adesso vorrei dire una cosa perché è importante richiamarci a Simone de Bovo.
Praticamente noi dobbiamo dire che è sufficiente una crisi politica...
...economica e religiosa perché i diritti delle donne vengano persi e perché si vada incontro a tutto quello che siano fenomeni di violenza contro la donna.
E vi lascio con questo film.
Sottotitoli e revisione a cura di QTSS
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Volevo fare soltanto una, non è una precisazione a quello che diceva prima, che nelle scuole non si porta questo messaggio del rispetto.
Adesso parlo a nome veramente, perché faccio parte, facevo parte, anzi adesso troppi gli impegni, dell'associazione proprio nel nome del rispetto. È nata nella mia città, Foligno, e adesso è a livello nazionale in tutte le scuole.
È un concorso che riguarda tutte le scuole, dalle primarie alle secondarie.
Dove ogni anno c'è un tema, sempre riguardante il rispetto. Il rispetto nello sport, il rispetto nella vita comune, il rispetto nella famiglia.
Oramai sono quasi, penso, dieci anni. Addirittura adesso è stata portata alla Camera dei Debutati, appunto, per avere...
E questi ragazzi fanno...
Questo concorso, animati da un amore, portano pezzi, diciamo, poesie, film, video, ma anche cortometraggi, documentari, quadri, insomma, ecco, per farla breve.
Nelle scuole, nelle scuole c'è, ci sono delle basi, solo forse perché non è ben conosciuta questa scuola.
Questa è un'associazione che, nel nome del rispetto, se voi guardate su internet, che riguarda tutte le scuole in tutta Italia.
Ecco, volevo soltanto portare questa testimonianza.
Grazie.
Grazie, ma...
Prego.
Prego, signora.
In realtà il mio intervento non era sul rispetto come valore generale, ma come rispetto nei confronti dell'altro genere.
E l'educazione, all'affettività e l'educazione sessuale, che è cosa ben diversa.
Allora, la scuola ha difficoltà ad attuare e su questo noi non possiamo metterci...
Signore, signore, scusate, scusate, stiamo concentrate un po' sul... stiamo concentrate su quello che è... no, no.
Lei ha fatto benissimo e in effetti di esempi positivi ne abbiamo tutti bisogno.
Giustamente adesso però...
Il forum aveva un taglio molto preciso, non divaghiamo, anche perché, insomma, siamo fuori tempo massimo, abbiamo già anche abusato degli interventi, insomma, ne abbiamo goduti a piene mani delle nostre relatrici.
Quindi prego con l'ultima domanda, ma che sia una domanda e poi chiudiamo.
Io andrò un attimo la pagina, nel senso che è bellissimo tutto quello che si fa, che si sta facendo, si pone molto l'attenzione sulla gestione.
Pongo l'attenzione sulla difficoltà che le donne hanno a denunciare, no? Spessissimo.
Io sono stata ospedaliera e al pronto soccorso avevamo attivato un alert che quando una donna arrivava per la seconda volta e diceva di essere caduta e poi per la terza volta e guarda caso aveva sbattuto e cose varie,
praticamente si metteva in moto tutto un movimento, tutta una procedura perché c'erano dei sospetti.
Ma a parte tutto questo, la donna riesce a denunciare, viene messa sotto protezione, ma non si parla mai di come poi questa donna e i suoi figli riusciranno a reinserirsi nella vita.
Cioè arriviamo a un certo punto e poi il vuoto.
Allora chiedo, ci sono progetti, ci sono attenzioni, perché c'è un punto proprio...
Ma in realtà questo era uno dei temi, grazie per averlo sottolineato, era uno dei temi che era affidato giustamente a Toffanin che doveva portare appunto come succede questo.
Allora io direi che chiuderei con una precisazione tua, Angela Sulla, come si esce poi proprio tecnicamente e magari può seguire...
anche l'avvocata Virgilio per dirci quali sono proprio questi passaggi, cioè come una volta, come viene garantito insomma il passaggio.
Allora un percorso standardizzato non c'è perché le donne in situazioni di violenza sono tante, diverse, di qualsiasi classe sociale, di qualsiasi tipo di studio, titolo di studio, di qualsiasi religione.
Ognuna ha il proprio percorso di vita.
Ha i propri bisogni.
Negli anni i centri antiviolenza, a partire dalla fine degli anni Ottanta e in particolare dagli anni Novanta, hanno iniziato a strutturare sui territori dei percorsi di accompagnamento ai percorsi delle donne,
che a volte funzionano, a volte no, perché non sono delle... le operatrici centri antiviolenza non sono delle fatine con la bacchetta magica.
E in un contesto come quello...
Che ci ha raccontato Linda Laura Sabadini, in cui una su due non lavora, perché il 51% di occupate che ha adesso, ma era sotto la metà fino a qualche anno fa, vuol dire che una su due non lavora, di quelli in età lavorativa, non stiamo mettendo dentro anche le pensionate.
Una su due non ha un'autonomia economica, non ha un'autonomia abitativa e sappiamo che l'edilizia pubblica in questo Paese...
Assente, quindi, dove va a stare, può non avere tutta una serie di sostegni e risorse per cui questo Paese dal 2013 sta cercando di finanziare le reti territoriali antiviolenza e il sistema dei servizi,
ma nelle leggi di bilancio la violenza e il sostegno alle donne non è una priorità.
Abbiamo sentito parlare di reddito di libertà.
L'abbiamo inserito in legge di bilancio nell'ottobre-dicembre del 2023, c'è stata una grande campagna pubblicitaria, ci siamo dimenticate di fare i decreti, quindi fino a maggio del 2025 nessuna delle aventi diritto, che già non erano numericamente tante, parliamo di 2000 donne l'anno, ha potuto neanche solo fare la domanda all'Inps.
Quindi, abbiamo...
Abbiamo dei soggetti, dei gruppi, dei centri che fanno un grande lavoro, abbiamo dei gruppi di avvocate che fanno un gran lavoro, in termini di politiche pubbliche siamo ancora estremamente carenti perché, mi sembra di poter dire alle 7-5, non è ancora adeguatamente una priorità.
L'ha raccontato Mili Vergilio prima, l'intervento è di tipo penale...
L'intervento penale è un pezzettino piccolo piccolo del sistema e dei percorsi fuori uscita dalla violenza. Molte delle donne che abbiamo intervistato noi ci hanno detto che a loro della parte penale, della denuncia, neanche della punizione del marito, dell'ex, era una loro priorità.
La loro priorità era avere un lavoro, avere una casa, avere dei percorsi per i figli solidi se li avevano.
Diciamo che quelle senza figli hanno ancora più complicazioni. Alcune avevano dei desideri di giustizia, altre dei desideri di vendetta perché il mondo è eterogeneo, ma il bisogno prima era vivere una vita.
E' certo, e giustamente con questo diciamo che abbiamo segnalato forse quello che è il nodo più importante.
Ci diceva...
Sì, certo, certo.
Ci diceva Genna e allora riporto velocemente io i due interventi. Sabadini diceva sull'associazione ce ne sono tante, l'importante è procedere insieme e mettere tutto a sistema altrimenti si disperde e basta.
E invece chiedevo appunto all'avvocato Virgilio perché Genna diceva appunto del reddito di libertà e dei progetti per gli uomini maltrattanti.
Quindi queste due cose si inserivano quindi in un...
Allora ci si sta rendendo conto che non soltanto sulle donne si devono mettere, dobbiamo agire, ma dobbiamo agire anche sugli uomini che commettono dei atti di violenza.
E quindi ci sono delle associazioni, io so che in Campania se ne occupa Cittadinanza Attiva e in collaborazione con più associazioni.
Così come so che in Campania...
Il reddito di libertà viene dato e ci sono le politiche sociali della regione Campania che hanno dato sostegno alle donne e ai figli delle donne che hanno subito violenza sessuale con l'amore.
L'ultimo intervento.
Io propongo una battuta finale. Tutte quelle leggi che ci sono in prima mano, come si concludono, sono tutte a invarianza finanziaria.
Cioè con questo bisogna che ci facciamo i conti per quello che è il penale, aggiungere un reato direttamente non aumenta i costi.
Ma tutto quello di cui stiamo parlando sono politiche che richiedono risorse come la formazione.
Quindi queste sono tutte norme...
Vai a vedere l'ultima, ha invarianza finanziaria. Quindi zero.
Scusate, era solo una battuta conclusiva.
No, era proprio quello che invece serviva per mettere il punto a questo convegno.
Ringrazio tutti i presenti e quindi do la parola per i saluti finali alla Presidente nazionale.
Allora, io ringrazio innanzitutto le relatrici.
E Barbara Codogno che ci ha così abilmente, con grande competenza, coordinate.
Ringrazio chi ci ascolta qui in sala e soprattutto tutte le amiche collegate.
Mi auguro che questo convegno abbia offerto dei motivi di riflessione in più, ma non basta soltanto la riflessione.
Questo, siccome noi siamo un'associazione attiva per il benessere...
Per il benessere delle donne, per il benessere della comunità, che noi possiamo farci proprio parte attiva per promuovere delle azioni concrete.
Il progetto nazionale, che a noi appunto stiamo mandando avanti, va in questa direzione.
Il progetto internazionale, Orange the World, non fa altro soltanto che promuovere un'azione di sensibilizzazione, ma più si sensibilizza, come ci diceva Milli Virgilio, come ci hanno detto le nostre illustri relatrici,
più il movimento è diffuso, più la coscienza si diffonde tra le donne e diciamo anche tra gli uomini e maggiormente può cambiare la cultura.
Come è cambiata Milli negli anni, siamo arrivati un po' lentamente a certe conquiste, dobbiamo continuare a combattere tutte insieme.
Solo così con la nostra forza ce la faremo.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
